Gioacchino da Fiore

Nel cuore antico di Cosenza, nella Sala degli Specchi del Palazzo della Provincia, il convegno dedicato a Gioacchino da Fiore non è stato soltanto un incontro culturale, né una semplice rilettura storica del pensiero gioachimita. È apparso piuttosto come un attraversamento dello Spirito, un’esperienza collettiva nella quale simbolo, parola, memoria e visione si sono intrecciati fino a trasformare il convegno stesso in un luogo di riflessione profonda sull’uomo, sul tempo e sul destino della coscienza.

Promosso dal Gran Capitolo d’Italia dell’Ordine Europeo della Stella d’Oriente e dal Capitolo Francesca De Carolis n. 5, l’evento ha saputo manifestare senza filtri la propria identità più autentica: non quella di semplici organizzatori di un appuntamento accademico, ma quella di realtà vive, interiormente coinvolte, capaci di mettere a nudo la propria essenza spirituale e culturale attraverso il coraggio del pensiero, la forza del simbolo e la ricerca sincera della verità.

Tutto, all’interno del convegno, sembrava parlare un linguaggio ulteriore. La stessa scelta della Sala degli Specchi è apparsa quasi come una metafora iniziatica: lo specchio come luogo della riflessione, della conoscenza di sé, della molteplicità dell’uomo che cerca di ritrovare la propria unità interiore. In questo spazio carico di richiami simbolici, il pensiero di Gioacchino da Fiore ha ripreso voce non come eco lontana del Medioevo, ma come presenza viva, ancora capace di interrogare il nostro tempo inquieto.

Ad aprire i lavori e a guidare l’intero percorso del convegno è stata la Worthy Matron Gilda Reda, moderatrice dell’incontro, il cui preambolo ha immediatamente posto l’attenzione sul significato più profondo dell’evento: non una commemorazione accademica, ma un richiamo alla necessità di rileggere la crisi contemporanea attraverso gli strumenti della spiritualità, della cultura e del simbolo. Nel suo intervento introduttivo, il riferimento al Drago a sette teste tratto dal Liber Figurarum ha assunto una forza evocativa centrale, trasformandosi nell’immagine delle grandi tensioni che attraversano la storia umana e il nostro presente.

Il Drago, infatti, è emerso come simbolo eterno delle forze che frammentano l’essere umano: il potere che divide, la paura che domina, la materia che oscura lo Spirito, il rumore del mondo che allontana dall’ascolto interiore. Eppure, proprio in questa visione drammatica della storia, il pensiero gioachimita introduce una possibilità radicale: la trasformazione.

Per Gioacchino, il tempo non è immobile né condannato al caos. La storia possiede una direzione nascosta, una geometria invisibile che conduce l’umanità verso un progressivo disvelamento dello Spirito. Da qui la centralità dell’“Età dello Spirito”, evocata durante il convegno non come utopia astratta o rottura religiosa, ma come compimento interiore dell’uomo: un tempo nel quale la legge esterna lascia spazio alla conoscenza interiore, alla fraternità, alla consapevolezza e a una nuova armonia tra essere umano, creato e divino.

I saluti istituzionali della P.G.M. Manuela Zulberti hanno ulteriormente delineato il senso spirituale e culturale dell’evento, ponendo l’accento sulla necessità di custodire oggi una visione dell’uomo capace di unire interiorità, responsabilità e fratellanza.

Di particolare rilievo l’intervento del Dott. Pierfrancesco Verdese, che ha aperto il cammino interpretativo richiamando il celebre verso di Dante Alighieri dedicato “al calavrese abate Giovacchino di spirito profetico dotato”. La sua riflessione ha mostrato la Calabria medievale come crocevia spirituale tra Oriente e Occidente, luogo di incontro tra misticismo, filosofia e tradizione sapienziale.

Il Prof. Riccardo Succurro ha restituito la grandezza teologica e filosofica dell’opera di Gioacchino da Fiore, mostrando come la sua visione abbia attraversato i secoli influenzando il francescanesimo spirituale, la cultura rinascimentale, la simbologia della Cappella Sistina e persino l’idea moderna della storia come processo evolutivo della coscienza umana.

Il Prof. Simone Pagliaro ha invece accompagnato il pubblico nel linguaggio simbolico del Liber Figurarum, soffermandosi sul “Salterio a dieci corde” quale immagine dell’armonia cosmica e della perfezione spirituale. Attraverso il richiamo al romanzo Il quinto evangelio di Mario Pomilio, la ricerca della verità è stata presentata come cammino interminabile dell’uomo verso una conoscenza che non si possiede mai completamente, ma che continuamente trasforma.

Nel solco di questa tensione spirituale si è inserito anche l’intervento della designer identitaria Luigia Granata, che attraverso le sue creazioni artistiche ispirate a Gioacchino da Fiore ha mostrato come il simbolo possa ancora oggi incarnarsi nella materia, nell’arte e nella bellezza, rendendo visibile ciò che appartiene all’invisibile.

Nelle conclusioni, la P.G.M. Manuela Zulberti ha offerto una lettura profondamente contemporanea della spiritualità gioachimita, richiamando la dimensione femminile della Sapienza e dello Spirito come principio di custodia, intuizione, generazione e accoglienza. Una visione che si intreccia naturalmente con la spiritualità di San Francesco d’Assisi, nella quale fraternità, povertà evangelica e amore per il creato diventano strumenti di elevazione interiore e riconciliazione universale.

Ciò che più profondamente è emerso dall’intero evento è stata la capacità del Gran Capitolo d’Italia dell’Ordine Europeo della Stella d’Oriente e del Capitolo Francesca De Carolis n. 5 di manifestarsi pienamente per ciò che realmente sono: comunità interiori prima ancora che istituzioni, luoghi nei quali cultura, spiritualità, simbolismo e servizio si incontrano senza maschere e senza mediazioni. Nessun filtro, nessuna costruzione artificiale, ma la volontà autentica di offrire alla collettività una riflessione profonda sull’uomo e sul suo destino spirituale.

Il convegno ha così assunto il valore di un’opera collettiva di consapevolezza, nella quale ogni relatore — Gilda Reda, Manuela Zulberti, Pierfrancesco Verdese, Riccardo Succurro, Simone Pagliaro e Luigia Granata — ha contribuito a costruire un unico tessuto simbolico e spirituale, capace di unire pensiero, intuizione, memoria e visione.

E forse è proprio questa la domanda che Gioacchino da Fiore continua a consegnare all’uomo contemporaneo:

se davvero la storia è il lento cammino dello Spirito verso la propria rivelazione, siamo ancora capaci di riconoscere la Luce nascosta nel tempo della frammentazione, oppure l’uomo moderno ha smarrito il silenzio necessario per ascoltare la voce profonda del proprio destino?